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26/04/2012

Chi si droga è in minoranza ma la legge punitiva va tolta

Una buona notizia, non è vero che la maggioranza dei giovani ricorre alle droghe. E un auspicio: basta con la Fini-Giovanardi, che ha represso tutti senza giovare a nessuno. Ha le idee molto chiare Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele, su temi che non smettono di essere d'attualità, come conferma anche il sondaggio di Carlo Buttaroni pubblicato da questo giornale.

"Per fortuna il quadro della situazione non ha la drammaticità, per lo meno in termini percentuali, di cui si ha la percezione. I più recenti dati al consumo dicono che solo il 12% ha meno di 20 anni, parlando di marijuana, mentre per cocaina ed eroina le percentuali scendono a 2% e 1%. Questo significa che la stragrande maggioranza dei giovani non è consumatrice, bisogna evitare false rappresentazioni per evitare l'effetto boomerang. Perché se i ragazzi hanno la percezione che tutti lo fanno, chi ne è escluso è portato ad adeguarsi a quella che in realtà è un minoranza".

Che altri spunti offrono gli ultimi dati?

"La via di assunzione più pericolosa, quella legata all'endovena, non è più praticata dai giovani che si rivolgono ad altri modi, dei quali peraltro vengono sottovalutati i rischi. Mi riferisco a quelle che vengono rumate, bevute o inalate, ossia tabacco, alcol o altre sostanza, per le quali c'è una mispercezione di rischi e pericoli, anche perché trattandosi di giovani consumatori non hanno una percezione di problematiche che possono manifestarsi da lì a 15-20 anni".

Sulle motivazioni psicologiche del consumo di droghe nel 2012 come la pensa?

"L'assunzione e il rischio epidemiologico sono legati soprattutto alle dinamiche del cosiddetto gruppo dei pari, cioè all'identificazione nei compagni o nel gruppo e ai problemi identitari ad essa collegati. Una ricerca di appartenenza legata al cosiddetto "riflesso del caprone" che è difficile da ammettere, perché nei sondaggi si parla solo di curiosità o trasgressione, ma che viene registrata sul campo dagli operatori nei locali o durante i rave".

Droghe leggere e droghe pesanti: come la pensate?

"Bisogna assolutamente uscire dall'attuale legislazione, la Fini-Giovanardi, che non fa distinzioni e che è stata solo ispirata da una ratio repressiva, con il risultato di aver riempito di gente gli istituti di pena. Bisogna invece tornare alle tabelle differenziate che erano in vigore con la normativa del 2006, chiarendo una volta per tutte che la droga di ingresso, come si dice in termini tecnici, non è lo spinello, per capirci, come dimostrano per esempio i dati sulla cannabis che parlando di un livello di fidelizzazione dell'82%, ma alcol e tabacco che pur essendo legali sono sostanze la cui pericolosità è altamente sottovalutata. Tanto per capirci, facendo un esempio numerico, fatto 100 un gruppo di giovani e 35 il monte consumatori, 30 sono divisi tra alcol, tabacco e cannabis, il restante 5 ad altre sostanze compresa la cocaina".

Serve un cambiamento anche culturale?

"Diciamo che oltre alle campagne generaliste di prevenzione ci vogliono interventi sul campo con operatori impegnati nei luoghi di frequentazione per disincentivare determinati atteggiamenti. In questo discorso per esempio ricade il consumo di sostanze sintetiche come le pastiglie che per intensità e frequenza possono diventare molto pericolose, per effetti collaterali che riguardano la salute ma anche gli incidenti stradali, per la guida in condizioni critiche a seguito di effetti acuti e cronici di queste droghe".

(Ristretti Orizzonti)

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