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20/05/2013

Dipendenza e droga. Intervista a Luigi Zoja

Si è passati, negli ultimi trent’anni, dalla "droga per protesta" al consumo trasversale di massa. Com'è accaduto?
Ho cominciato a occuparmi di tossicodipendenza quarant'anni fa, all'epoca della pubblicazione del mio primo libro, Nascere non basta (ripubblicato nel 2003, N.d.R.). Lavoravo in clinica a Zurigo e ci capitavano casi di pazienti gravi che in Italia non erano riusciti a trovare una cura adeguata. Quello che osserviamo oggi è che, nel mondo moderno, le persone sono sempre più tentate di far uso di sostanze che alterino lo stato di coscienza. Non lo definirei tuttavia un problema della droga, quanto piuttosto un problema del mercato, del consumismo, del fatto che mediamente nei Paesi occidentali la popolazione ha un tenore di vita che le permette di spendere denaro per cose non strettamente necessarie. Una quota del bilancio individuale viene stanziata in maniera ormai fissa (e crescente) per i "godimenti", tra cui compare il consumo di sostanze "stupefacenti" (come le si chiamava un tempo). Il quale consumo non è più qualcosa di extra rispetto all'ordinario ma tende sempre più a integrarsi nella vita di tutti i giorni. Oggi viene ritenuto un diritto della persona concedersi una certa quantità di piaceri.

(sostanze.info)