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12/10/2017

Piana di Lucca, La debolezza dell'istruzione e delle politiche attive del lavoro

Il termine NEET , molto utilizzato dalla letteratura scientifica e scivolato tra le pagine dei giornali e dei social, a nostro avviso un po incautamente, fu utilizzato per la prima volta nel 1999 in un documento del governo britannico come acronimo di "Not in Education Employement or Training", per indicare tutti quei ragazzi tra i 15 e i 18 anni che non studiano, non cercano lavoro, non lavorano. Da allora, sono passati oltre 15 anni, la fascia di interesse si è andata estendendo andando a coprire i giovani dai 15 ai 29 anni. Anche l'ISTAT oramai da vari anni pone attenzione a questo indicatore, scelto come una delle misure di maggior rilievo inserite nel rapporto "Noi Italia". "La definizione - come dice Alessandro Rosina che ai NEET ha dedicato un interessate libro - adottata è la seguente "Popolazione in età 15-29 anni né occupata e né inserita in un percorso di istruzione o formazione. L'Italia risulta il Paese in Europa con una percentuale più elevata di persone in tale condizione con un 33% che viene superato soltanto dalla Grecia che invece ne conta il 42%, mentre la media europea è del 17%. Siamo quindi in una situazione di emergenza, l'ennesima verrebbe voglia di dire. Ma chi sono i NEET?" E' interessante, ad esempio , notare che in questa area di popolazione giovanile prevalgono le donne, sulle quali evidentemente persiste una condizione arcaica che le vede tutt'ora ristrette nei limiti della conciliazione famiglia/lavoro. Negli ultimi anni ad essere aumentata è soprattutto la quota dei disoccupati e degli inattivi "attivabili", dove invece è più rilevante la componente maschile, per entrambi i generi resta fermo ciò che mostra in una ricerca l'Oecd nel 2015, e cioè come in tutti i Paesi, il rischio di cadere nella condizione di inattivo "involontario" sia nettamente maggiore per chi ha basse qualifiche e competenze"o addirittura non ne ha affatto. Oltre alle tiepidi politiche attive messe in essere in questi ultimi anni, la scuola sembra essere la principale causa di produzione dei NEET. Già nel 2012 l'ISTAT nel Rapporto Annuale conferma come "L'istruzione non riesce a svolgere la sua funzione di promozione sociale e le disuguaglianze tra classi tendono a riprodursi e a permanere nel tempo" Di fronte al delianearsi di un aggravamento della condizione dei NEET sia in termini qualitativi che quantitativi fa riflettere i dati recentemente pubblicata dalla Regione Toscana sulla dispersione scolastica e/o sulle debolezze del sistema dell'istruzione nella Piana di Lucca. Stando ai dati fornitoci dalla Regione Toscana dall' "Osservatorio regionale educazione e istruzione",nella piana di Lucca si registrano nella scuola secondaria di primo grado ritardi pari all'11.54%, mentre nella secondaria di secondo grado si tocca il 25.45%. Sono ragazzi che hanno subito bocciature, ripetenze e interruzioni. Il dato ci consente di asserire che, in riferimento al quadro regionale, l'andamento della piana di Lucca sul piano dell'istruzione rappresenta uno dei dati meno incoraggianti se comparati agli altri contesti territorali regionali. Per la politica locale è ora di considerare la dispersione scolastica un dato emergenziale sul quale impostare politiche sociale e di formazione specifiche da associare alle politiche attive del lavoro, che comunque risultano molto deboli. CeSDoP