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14/11/2018

Milano, eroina «sporca», sconti e depistaggi. Le nuove regole nel Bosco della droga

Mentre «intorno» al bosco della droga tutto e tutti tacciono, nell’eterna, sciagurata pratica di considerare la questione non un fenomeno sociale quale è ma unicamente un fronte criminale da demandare alle forze dell’ordine, all’interno dell’enclave di Rogoredo la mutazione è continua, come confermano le indagini e le analisi dei carabinieri. Pur di «depistare», i nordafricani della cupola che controlla l’area non esitano a spostare i tossici agonizzanti e farli ritrovare altrove, ottusamente speranzosi di riuscire nell’inganno. Al contempo, il volume esorbitante di clienti in coda, spesso così disperati e allo stadio finale da non valutare nemmeno la qualità dello stupefacente, ha portato ai minimi storici la quantità di principio attivo, ormai ancorato all’otto per cento. Impossibile trovare di meno e non soltanto a Milano. E del resto in caso contrario, i prezzi non avrebbero conosciuto una tale picchiata che ha generato pagamenti perfino in monetine. Si acquista anche a meno di dieci euro. Le sostanze da taglio Premessa doverosa: su Rogoredo operano sia in simultanea sia a fasi «alternate» carabinieri e poliziotti. Lo stesso questore Marcello Cardona, nell’intervista al Corriere successiva allo sgombero del fortino di via Cavezzali, aveva fissato proprio nel bosco della droga uno dei prossimi fronti d’intervento su ampia scala, con l’obiettivo di scacciare il tumore in metastasi. Ciò non toglie che ciascuna forza, ovvero carabinieri e poliziotti, abbia singole specificità e ugualmente singole modalità d’approccio. Il tecnologico laboratorio dell’Arma nella caserma di via Vincenzo Monti è un privilegiato punto d’osservazione sulla droga che gira a Milano: non esistono risultati che facciano «letteratura» e classifichino in misura assoluta una geografia dello stupefacente, anche perché ogni valutazione s’innesca a monte, dipendendo dalla tipologia della «partita», e dai processi e dalle sostanze da taglio. Non c’è insomma la possibilità di dare un’etichetta ufficiale e scientificamente valida alla droga del bosco. Vero però, come dice un maresciallo della Narcotici, che ogni dose sequestrata a Rogoredo e poi esaminata determina il pressoché identico punto d’arrivo: quel principio attivo all’otto per cento. Ci sono dosi vendute e quasi prive di eroina e densamente «affollate» di sostanze da taglio, ovvero caffeina e paracetamolo. Non è droga, è una droga ancor più immondizia. Gli effetti letali Le seguenti sono informazioni notorie, ma ripeterle male non fa specie per i genitori: a Rogoredo è un’insistita processione anche di adolescenti. Il metodo d’ingestione dell’eroina avviene attraverso fumo, deglutizione e iniezioni. Il potenziale di assuefazione è alto; mentre gli effetti a breve termine producono rilassamento, sollievo dal dolore, euforia e allucinazioni, quelli a lungo termine generano perdita di peso, impotenza e una divorante sindrome d’astinenza. La durata media dei «benefici» dopo l’assunzione è sulle quattro ore. L’eroina è un sedativo, agisce sui centri respiratori e può comportare il decesso per asfissia. L’ultimo che stava per morire è un 44enne italiano, ricoverato al San Paolo; s’era sentito male alle 17.30 di lunedì in un deposito di via Orwell; gli spacciatori l’avevano trascinato fin lì convinti di risultare estranei o affinché i soccorritori facessero le loro cose senza interrompere e disturbare l’attività criminale. «Come in Aspromonte» Se domandate pretendendo una risposta fuori dal politicamente corretto, molti carabinieri e altrettanti poliziotti rispondono che l’unica soluzione è quella radicale: eliminare il bosco, bruciarlo. Siccome non si può, bisogna cercare vie alternative: una potrebbe essere recintare l’enorme area e tenerla in sicurezza, ipotesi assai costosa e che forse non eviterebbe lo spostamento non lontano dei traffici. Quotidianamente, a Rogoredo si riforniscono mille tossici. Le attività investigative sono ai limiti del proibitivo; un carabiniere che ha lavorato sull’Aspromonte paragona i due territori: «Appena ti muovi con l’obiettivo di entrare, ti sgamano». Le sentinelle della «cupola» sono divenute dei professionisti; l’organizzazione di operazioni d’infiltrazione notturna si scontra con la presenza, pure di notte, dei nordafricani. Decapitare ai vertici e alla base i flussi è utopia. I capi stanno in Marocco, qui c’è la manovalanza, ne arresti uno e lo sostituiscono attingendo al bacino di balordi e disgraziati che vivono tra case popolari e palazzi abbandonati a Corvetto, Stadera, San Siro e via via elencando. Milano- Corriere di Anfrea Galli