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27/05/2019

I negozi di cannabis sono davvero centri di spaccio, come dice Salvini?

Il leader della Lega Matteo Salvini ha detto di recente che “la droga è un’emergenza nazionale” e darà “istruzioni agli uomini della sicurezza per andare a controllare uno per uno i presunti negozi turistici di cannabis” perché sono “luoghi di diseducazione di massa”. Le sue affermazioni sono state contestate dal ministro della Salute Giulia Grillo, che ha specificato che le attività commerciali alle quali fa riferimento Salvini non vendono “droga”. Chi ha ragione dei due, e cosa sappiamo sulla cosiddetta cannabis light? Abbiamo provato a fare un po’ di chiarezza, partendo dalle basi. I numeri delle morti per droga Come è possibile vedere su Geoverdose, un sito che monitora i decessi per overdose e in generale connessi all’uso di stupefacenti, ci sono stati 84 decessi per overdose nei primi cinque mesi dell’anno (il dato è aggiornato in tempo reale). Le vittime sono state in prevalenza uomini (81%) e persone residenti nel Centro o Nord del paese. L’età in cui si muore è molto diversa: si va dai 18 ai 62 anni. A uccidere di più è l’eroina, seguita da cocktail di sostanze non determinate, cocaina e speedball, termine con cui si indica l’assunzione contemporanea di eroina e cocaina per via endovenosa o intranasale. Nessuno nel 2019 ha invece perso la vita a causa di un’overdose di cannabis. Secondo Geoverdose, circa 38878 persone rischiano morti precoci a causa della droga allo stato attuale. Nel 2018, i decessi totali nel corso dell’anno erano stati 252. Cosa è possibile acquistare nei canapa shop? I negozi che Salvini vuole chiudere vendono prodotti a base di cannabis light, ovvero infiorescenze (rami con fiori) di canapa sativa, una delle varietà più diffuse di cannabis. La differenza tra la cannabis light e la marijuana sta nella quantità del principio attivo: il tetraidrocannabinolo, meglio conosciuto come Thc. Nel primo caso questo è inferiore allo 0,6%; nel secondo, invece, il livello varia dal 5 al 20%. Chi consuma il cosiddetto spinello leggero dice di sentirsi molto rilassato senza provare ansia, psicosi e disturbi del sonno, effetti collaterali associati ad un alto livello di Thc. Ciononostante, il Consiglio superiore della sanità ha espresso un parere contrario (ma non vincolante) alla vendita della cannabis light dicendo che “non può essere esclusa la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa”. La canapa viene coltivata anche in Italia e utilizzata anche a scopo tessile, edile, alimentare e per la produzione di carta. In questi negozi si spaccia? In passato si è scoperto che alcuni di questi negozi venivano utilizzati anche per spacciare, dunque per vendere sostanze stupefacenti (la cannabis light non figura tra queste, ovviamente). Nelle Marche, per esempio, sono stati arrestati il titolare di un’attività e il suo socio perché si è scoperto che la cannabis aveva un Thc di 0,85 (il limite è 0,6). A Roma, invece, i poliziotti hanno scoperto all’interno di un negozio panetti di hashish e macchine per il sottovuoto. I commercianti si sono difesi dicendo di essersi confusi e di essere convinti che anche quelle sostanze fossero legali. Le dichiarazioni di Salvini, secondo il quale lo spaccio avviene in 1 negozio su 2, sembrano però del tutto esagerate. I canapa shop hanno aggravato il problema dello spaccio? Al contrario. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista European Economic Review, l’apertura dei canapa shop in Italia ha diminuito lo spaccio del 12%. Gli autori del paper, i professori Vincenzo Carrieri, Francesco Principe e Leonardo Madio hanno ottenuto questo risultato incrociando i dati relativi ai canapa shop e quelli sui sequestri di cannabis effettuati della polizia dopo il 2016, anno in cui è diventata legale la versione light. Il dato interessante, secondo i ricercatori, è che quest’ultima è un sostituto imperfetto ma efficace e ha assestato un duro colpo al mercato illegale: lo spaccio di marijuana e hashish equivale al 94% di quello totale della droga, con un giro d’affari di circa 3,5 miliardi di euro. “I calcoli su tutte e 106 le province prese in esame suggeriscono che i ricavi perduti dalle organizzazioni criminali ammontino a circa 200 milioni di euro all’anno”, dicono gli esperti. Wired Giulia Giacobini