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29/04/2010
Droga: DPA studia gli effetti della cocaina sul cervello dei tossicodipendenti

E' stata avviata una serie di studi nell'ambito delle neuroscienze delle dipendenze e in particolare il ''Brainsearch'', un progetto finalizzato a studiare gli effetti della droga sul cervello attraverso la tecnica della ''neuroimaging''. Ad attivarli il Dipartimento Politiche Antidroga dopo che ''lo scorso novembre il Sistema di Allerta Precoce aveva lanciato l'allarme sulla presenza di Levamisole in partite di cocaina sequestrate e nei campioni biologici di pazienti giunti alle strutture di emergenze per grave overdose di cocaina, che inibisce l'area cerebrale prefrontale creando oltre a varie altre pericolose conseguenze per la salute mentale e fisica, anche un deficit del controllo del comportamento volontario, dando origini anche a reazioni comportamentali aggressive e violente''. Il progetto, spiega una nota del Dpa, si pone l'obiettivo di sostenere le attivitą di ricerca per la definizione di modelli sperimentali nel campo delle neuroscienze in grado di spiegare il comportamento assuntivo delle persone tossicodipendenti, presenti all'interno delle comunitą terapeutiche e dei Ser.T. Lo studio e l'approfondimento di queste tematiche da parte degli operatori dei dipartimenti delle dipendenze, consentirą loro di acquisire informazioni importantissime sui meccanismi fisiopatologici della tossicodipendenza, per arrivare a realizzare percorsi diagnostici mirati e pił efficaci. Il progetto, prosegue il Dipartimento, si articola in 2 fasi di studio: nella prima, si propone di definire e studiare le aree cerebrali coinvolte nell'attivazione del desiderio che porta ad attivare un comportamento compulsivo di assunzione di droga (craving) e di controllo volontario di tale condizione (resisting); nella seconda, vengono quantificati i cambiamenti morfo-strutturali, metabolici e vascolari che si manifestano nel cervello di chi assume droghe (danni cerebrali). Nello studio verranno reclutati soggetti con diagnosi di dipendenza da cocaina e definiti per ognuno di essi le situazioni che attivano il desiderio e quelle che rinforzano invece il controllo di tale impulso. Risulta chiaro quindi come ''un approfondimento ed un orientamento verso le neuroscienze, anche nel campo delle tossicodipendenze, possa aiutare l'operatore sanitario nel quotidiano rapporto con i pazienti. Sapere infatti cosa succede durante lo scatenamento del craving e quali funzioni cerebrali vengano coinvolte e danneggiate, aumenta il grado di autocoscienza nel paziente e nel terapeuta, alla base di una pił corretta ed efficace gestione del problema''.
(ASCA)

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